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MARKETERS FESTIVAL: LA DOPPIA INTERVISTA.


22 DICEMBRE 2017

Cogliere le occasioni.

Il punto chiave, e forse in comune, tra noi e il MARKETERs Club si può riassumere così.

Partecipiamo sempre con entusiasmo e curiosità (e fame, grazie per i Loacker ragazzi) agli eventi organizzati dal Club, per questa occasione però abbiamo ampliato i nostri orizzonti cogliendo al balzo una possibilità offertaci dalla MARKETERs Academy (scopriteli qui).

Al #MFestival dello scorso 25 Novembre infatti c’eravamo anche noi, un po’ perchè immergerci in queste atmosfere ci da sempre una sferzata di energia e novità, un po’ per COGLIERE, appunto, un’occasione ghiotta. Una doppia intervista agli ospiti.

Abbiamo avuto la possibilità infatti di fare quattro chiacchiere con due degli ospiti di quella giornata: SEBASTIANO ZANOLLI (consulente di Direzione del Gruppo OTB) e CLAUDIO BORA (General Manager Diadora).

Dopo aver ascoltato i loro interventi, che ad essere sinceri ci hanno motivato molto, abbiamo preso carta, penna, iPad e registratore e siamo scesi in campo.

Per scoprire cosa gli abbiamo chiesto non vi rimane che leggere più sotto.


SEBASTIANO ZANOLLI

Consulente di Direzione del Gruppo OTB e (dalle sue parole) Manager Atipico

 

1. C’è speranza per noi giovani?

Assolutamente.

Prima di tutto però dobbiamo tenere in considerazione le condizioni di sistema, uno spazio innegabilmente aspro, innegabilmente popolato da numerose realtà e quindi da una concorrenza che rende difficile entrare. Tenendo questo in mente ci sono molte strade percorribili nel momento in cui, cosa importante, non si ignora la realtà.

Questo è utile per molto più che “avere successo”, allena la propria resilienza psicologica rende possibile vedere alternative rispetto al lavoro standard.

Quale potrebbe essere il fattore chiave? Sicuramente lo spirito di iniziativa e la specializzazione…

la specializzazione è forse davvero il futuro per le nuove generazioni.

Che poi parliamo di giovani, ma non possiamo pensare che tutti siano uguali, prendete per esempio i ragazzi del MARKETERs, sono qui che “si sbattono” e si impegnano e fanno succedere le cose. Il mio ragionamento si rifà a loro.

Si concretizza tutto in: “Che skills nutri?” Se coltivi in modo produttivo e dinamico ciò che ti serve per andare avanti e reinventarti sempre la speranza non manca sicuramente.


2. Quali tre consigli daresti a chi comincia.. qualcosa di suo?

Lavora sulla definizione di “Ciò che mi piace”

che può anche non esistere ancora come lavoro, ma puoi crearlo, inventartelo.

Sii Marketer di te stesso

in un’epoca storica in cui la velocità la fa da padrone il packaging è spesso importante quanto il contenuto, non è vendersi il fine ma farsi notare.

Crea relazioni

che vuol dire tessere ragnatele tra persone, farlo è importantissimo, oltre che per il semplice fatto di conoscere qualcuno che conosce qualcuno, ma per costruire e guadagnarsi dei Crediti di attenzione.

Questo significa semplicemente poter chiedere a qualcuno un attimo della sua attenzione e del suo tempo, se crei una relazione con qualcuno è più semplice che questo ti dedichi il suo tempo, che per chiunque voglia partire è una valuta inestimabile.


3. Credi in un futuro in cui giovani professionisti ed imprenditori siano protagonisti?

La storia e l’evoluzione portano sicuramente in questo senso, succede sempre. Quello che varia nel tempo è la velocità di questo cambio generazionale. In questo senso il digitale è a netto favore di questo cambio perché in buona sostanza, le generazioni precedenti alla vostra non hanno le competenze necessarie, in pratica si riassume in un “Tu sei più portato a lavorare nel mondo che sta venendo rispetto a me.”

Tutto ciò che impedisce un ricambio dinamico a favore dei giovani si può ritrovare nelle Logiche di potere, le uniche che mantengono i “vecchi” nelle loro poltrone. Queste esistono ma sono logiche Inefficienti, in contrasto con il mercato e il sistema di oggi che non tollera l’inefficienza.


CLAUDIO BORA

General Manger Diadora.


1. Come vedi il Made in Italy?

Il Made in Italy è fondamentale, non sicuramente una moda o un bollino senza valore. Il Made in Italy è in assoluto la massima espressione dell’artigianalità. In Diadora è un nostro punto fondante, ci consideriamo artigiani di livello, è un punto in cui da fuori è difficile arrivare. Il prodotto italiano è richiesto proprio per questo, perchè è artigianale, visibilmente di qualità e pregio. Al di fuori dei nostri confini il Made in Italy non è credibile.

Questo ha portato ad una crescita importante, paradossalmente il nostro problema non è far comprendere la qualità ma coltivare le professionalità per mantenere questa eccellenza.

Risulta davvero complicato trovare l’artigiano.


2. Nel tessuto economico Italia, e in particolare Nord-Est è possibile fare impresa?

Sì. Sicuramente.

Si può fare e possiamo anche dire che Diadora ne è un esempio, eravamo un brand chiuso ed ora siamo riusciti a ripartire e non stentando ma con un immenso potenziale, il nostro è un risultato ad un investimento nel nostro sogno, qualità imprescindibile per farcela.

Quindi di nuovo , è possibile se si sta seguendo una passione, un sogno e con impegno e concretezza.

Fare impresa vuol dire creare un ecosistema in cui ispirare ed attrarre le persone, anche in luoghi NON di interesse, perchè questo? Perchè non siamo in una Milano che attira già di suo interessi e persone.

Quando vedrò che la gente inizierà a frequentare l’azienda, non la scrivania, ma l’azienda, il sabato e la domenica, con famiglia ed amici potrò dire di aver VINTO.

Si tratta di andare oltre allo stipendio, si tratta di costruire un ecosistema appunto che faccia sentire le persone, soprattutto i giovani, a proprio agio, motivati, utili.


3. C’è la possibilità anche per realtà giovani di costruire questo ecosistema?

Anche a questo assolutamente sì.

Non è infatti una questione di età ma di motivazione.

Per farlo è fondamentale seguire due punti: prima di tutto avere una passione, il proprio motore interno, e poi avere delle aspirazioni e saperle ponderare. Questo significa avere in mente dove si vuole arrivare ma anche quali sono gli step per arrivarci.

I giovani sono sicuramente adatti a creare questo ecosistema e per far funzionare la propria idea questo è fondamentale. Come lo è rendersi conto che le possibilità ci sono, anche qui. Per portarvi il mio esempio concreto, in Diadora su 90 stage totali più di 50 si sono trasformati in contratti, collaborazioni e forse, altri piccoli sotto-ecosistemi.

La verità è che la nuova linfa data dai giovani è fondamentale, i quarantenni di oggi, nelle nostre aziende hanno bisogno di essere affiancati dai giovani, non per essere sostituiti ma per assorbire un po’ della Visione propria dei ragazzi.


-Bonus question-

Hai solo scarpe diadora?

-risate- Porto quasi sempre sneakers quindi direi di sì. -risate-








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